Furio de Denaro il bulino ben temperato - di Cristiano Beccaletto


Ci ha lasciati in una giornata senza bora, una fredda domenica di gennaio come poche se ne vedono nel Golfo di Trieste, quando solo qualche piccola spuma bianca increspa l’acqua, domenica che è diventata all’improvviso diversa: bisognerà pure abituarsi alla sua assenza. Ma per i tanti che gli erano amici e lo stimavano o solamente lo conoscevano sarà difficile pensare al mondo dell’incisione italiana senza uno dei protagonisti riconosciuti degli ultimi trent’anni.

Nei nostri dialoghi sull’arte ci chiedevamo spesso se l’impegnarsi in altri settori come appunto la ricerca, lo studio, la didattica, le conferenze, l’organizzazione, la scrittura, non fosse in qualche modo dispersivo, se il tempo passato al personal computer a scrivere e navigare o in qualche biblioteca a sfogliar libri, in cerca di una qualsiasi traccia su un artista o una tecnica, non sottraesse alla nostra vita artistica una parte importante da dedicare alla sola creatività. Ebbene, alla fine di questo nostro pensare è sempre emersa la convinzione che tutto questo era già arte, con diversi volti, ma sempre e in modo univoco Arte.

L’arte era per Furio de Denaro linfa vitale e fin qui nulla di strano, ma era anche il suo modo di confrontarsi con il mondo, di comunicare il proprio pensiero, di rendere trasparenti le sue aspirazioni, di far emergere il carattere morale dell’uomo, non spicciolo moralismo si badi bene, ma una sorta di religione laica utile alla propria crescita ma anche e più semplicemente a enunciare la propria e l’altrui libertà. Non conosceva altro modo di fare arte se non quello del rigore, del lavoro, della ricerca più assidua di nuovi segni grafici, che per lui erano anche sogni. Sempre pronto a ricominciare se la strada intrapresa non fosse stata quella giusta, il dubbio e la certezza in un continuo divenire dove a prevalere erano sempre l’arte, l’incisione, la stupefacente manualità collegata con un filo sottile al cervello e all’anima. Il filo sottile, ecco appunto la traccia per coloro che ne vorranno studiare l’opera incisa e i tanti inediti poco conosciuti quali appunti grafici, disegni, opere a colori. Dal punto di vista visivo nelle incisioni si coglie il suo progetto di ricerca della luce, ma non nel modo consueto di operare degli xilografi, dove generalmente la vista d’assieme è un equilibrio di bianchi (la carta) e neri (l’inchiostro), piuttosto andando ad incidere il bosso con una grande varietà di segni come se si trattasse di un’incisione a bulino su rame.1 Quasi a cercare per prima cosa l’equilibrio nel particolare dell’infinitamente piccolo per poi rivolgersi all’infinitamente grande.

Osservando il corpus della sua grafica incisa si scopre che l’ex libris ha un ruolo importante nella sua produzione artistica e questo non deve stupire perché l’ex libris, più di altre tipologie grafiche, reca in sé tutti gli elementi riconducibili all’arte del passato: l’abilità tecnica, la creatività, l’invenzione, il disegno e, non ultimo, il rapporto con un committente del quale l’artista interpreta il ritratto intellettuale, i gusti, le passioni e anche le verità e i valori nei quali si riconosce.

Non passa inosservato il ruolo che ha – negli ex libris e nella grafica incisa – l’iconografia ricorrente di gufi e civette costretti nella gabbia dell’ignoranza ma anche, in altre situazioni, finalmente liberi, protagonisti i gufi e le civette che in realtà celano sotto le piume l’umana ricerca della verità, della saggezza, della ragione, della libertà. L’uomo simbolicamente proteso verso una consuetudine iniziatica che ha le sue radici nell’Illuminismo. 

Ora che il bulino è posato in molti si domanderanno se l’evoluzione di Furio de Denaro nel linguaggio incisorio si sia compiuta del tutto, cioè se la sua arte abbia raggiunto la meta che egli si era prefissato. Lui farebbe spallucce e ci guarderebbe con quel suo sorriso stupefatto perché di certo riterrebbe la domanda molto parziale: il suo disegno aveva più ampio respiro. Non pare inopportuno rileggere quanto scritto molti anni fa da Andrei Tarkovsky: “L'arte è, nella propria essenza, qualcosa di quasi religioso: una sacra coscienza di un elevato dovere spirituale. L'arte priva di spiritualità reca in sé stessa la propria tragedia. Persino la constatazione della mancanza di spiritualità del tempo in cui vive richiede all'artista la più alta e determinata elevatezza spirituale…”. Furio de Denaro – la mancanza di valori del mondo moderno era per lui un cruccio – questo lo sapeva bene tanto da farne una sorta di missione, dove l’operare assiduo e il tramandare agli allievi sono stati per lui un nobile scopo, un elevato dovere civile diventato il punto di riferimento verso un infinito che la mente umana può solo tentare di capire. La risposta forse non c’è, anche e soprattutto ora che il bulino è posato. 


Cristiano Beccaletto

 

1 Nell’incisione su legno (generalmente bosso) i solchi generati dal bulino risultano bianchi in fase di stampa mentre la matrice risparmiata riceve l’inchiostro. Nell’incisione su rame i solchi generati dal bulino ricevono l’inchiostro e risultano neri in fase di stampa mentre il resto della matrice risulta bianco alla stampa.

 

Laboratorio d'incisione FdD

via Mazzini, 30

34132 Trieste - ITALY

 

info@furiodedenaro.com

www.furiodedenaro.com

Tel: +39 3316018281

 

 

 

seguici su