Dall'erbario alla fisiografia. Ricostruzione sperimentale della stampa naturale tratta dall'esposizione presentata da Alois Auer all'Accademia Imperiale delle Scienze di Vienna nel 1853.

 

Il testo, pubblicato nel bellissimo libro di Daniela Peraldo Il regno vegetale nei libri del XIX secolo. Della Biblioteca del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, a cura del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, analizza il metodo utilizzato all'epoca per l'illustrazione scientifica. 

 


La riproduzione dell'immagine o della forma di un oggetto può essere ottenuta comprimendo lo stesso sulla superficie di un materiale più morbido, in modo da ricavare su quest'ultimo un'impronta, quale testimonianza plastica della morfologia volumetrica.
Le impronte degli animali, le orme dell'uomo o le impressioni dei sigilli sull'argilla sono alcuni degli esempi che possono essere ricondotti a questo principio e la loro osservazione permette di individuare tracce di vita animale, ricostruire attività umane, interpretare espressioni culturali fino a registrare, nel caso dei crateri generati dalle meteoriti, l'esito di trascorse attività geologiche. Mentre risulta evidente il contributo materiale che queste testimonianze assicurano alla documentazione storica ed all'analisi scientifica, è opportuno osservare che il principio d'azione meccanica, o eventualmente chimica, cui ci si sta riferendo costituisce anche l'elemento primordiale di alcune di quelle tecnologie che, all'origine dei sistemi di riproduzione seriale delle immagini, si sarebbero evolute nelle tecniche storiche di stampa.
Per quanto questa conseguenza logica possa apparire sottointesa, risultano invece sorprendenti i risultati, forse poco noti, prodotti da una di queste tecniche che, sebbene basata unicamente sull'elementare semplicità dei principi appena descritti, sarebbe in grado di competere ancor oggi, per l'efficacia descrittiva e la qualità grafica, con la riproduzione fotografica.

La stampa naturale1 è una tecnica calcografica elaborata a Vienna da Alois Auer2 intorno alla metà del XIX secolo, e consiste nell'impressione a stampa restituita dall'inchiostro raccolto nell'impronta, ovvero nella testimonianza plastica cava, ricavata comprimendo, per mezzo di un torchio calcografico, un oggetto piano come piume, farfalle e vegetali vari sulla superficie di una lastra di piombo.

In occasione dell'esposizione presentata all'Accademia Imperiale delle scienze di Vienna nel 1852 l'autore così introduceva la "Scoperta della Stampa Naturale"3, od invenzione del mezzo di produrre nel modo il più pronto ed il più semplice, dall'originale stesso, delle forme di stampa d'erbarj intieri, di stoffe, di merletti, di ricami, ed in generale d'ogni sorta di oggetti originali e di copie, per quanto sottili possano essere i loro rilievi e le loro cavità; mediante il qual metodo si è al caso tanto da trarre delle copie e di stampare in bianco su d'un fondo colorato, che di ottenere in colori naturali su carta bianca delle copie identicamente eguali all'originale, senza che si abbisogni d'un disegno o d'un incisione fatti da mano umana nel modo finora usitato.

Prima di esporre la progressione delle esperienze che hanno concorso all'affermazione della stampa naturale devono essere però anteposte alcune considerazioni.
Innanzitutto è necessario rilevare che il genere in oggetto interessa l'area dell'illustrazione scientifica. Questa, a differenza della produzione artistica originale che non avendo finalità riproduttive si rivolge all'esplorazione autonoma delle valenze espressive proprie ad ogni singola tecnica, per evidenti ragioni di carattere scientifico e di ordine tematico deve essere impegnata nell'interpretazione oggettiva del soggetto.
Va rilevato a questo proposito che l'attenzione creativa dell'artista, pittore-incisore storicamente impiegato nella realizzazione delle immagini tradotte in termini compatibili alle tecniche di stampa, risultava essere subordinata alla neutralità interpretativa richiesta in un momento in cui, emergenti tecnologie in corso di perfezionamento, capaci di riprodurre meccanicamente4 la realtà naturalistica, stavano sostituendo fino ad archiviare definitivamente il ruolo degli artisti e degli incisori nella riproduzione delle immagini, nella catena dell'industria editoriale.

Proprio a proposito del ruolo che l'artista, disegnatore-incisore stava perdendo a favore della riproduzione meccanica dei soggetti è interessante rilevare quanto sottolineato da Auer in coda a questo periodo nella celebrazione della scoperta della stampa naturale:
Tre gran momenti s'innalzano al di sopra degli altri, relativamente alla stampa, nella storia dello sviluppo intellettuale dei popoli, cioè: la scoperta della scrittura, la forma da stampa di Gutenberg, e l'invenzione del metodo, secondo il quale la natura ovvero l'originale stesso si prestano alla stampa.
Problema: Come ottiensi, a capo di alcuni secondi, d'ogni originale una piastra pronta alla stampa, d'una rassomiglianza sorprendente, e quasi senza spese, senza aver bisogno di disegnatore o d'incisore.


Quindi prosegue con la descrizione operativa del procedimento

Soluzione: Collocando l'originale, siasi una pianta, un fiore, un insetto, una stoffa, od un tessuto,in una parola, una qualsiasi materia inanimata, fra una lamina di rame ed un'altra di piombo, e facendolo passare di poi fra due cilindri bene stretti.
L'originale lascia, mercè la pressione, l'impronta della sua immagine con tutti i dettagli del suo tessuto, e per così dire tutta la sua superficie, sulla lamina di piombo. Applicando su questa lamina di piombo impronta dei colori, come nella stampa di rami, se ne ottiene ogni volta coll'impressione d'una piastra la copia di sorprendente rassomiglianza all'originale, e coi colori i più varj.
Accade di trarre una gran quantità di stampe, ciò che la forma in piombo non potrebbe fornire a motivo della sua mollezza, se la riproduce in stereotipia o galvanoplastica a piacimento, e si fa uso per la stampa della piastra ottenuta con un tal procedere in vece di quella di piombo.
Colà ove trattasi di un "Unico" che non se ne permette la pressione, s'induce l'originale d'una soluzione di gutta-percha5 , e dopo aver coperto quest'ultimo con uno strato di soluzione d'argento, si fa servire la forma di gutta-percha, in tal modo ottenuta, di matrice per la successiva riproduzione galvanica.

Ma l'archetipo della stampa naturale deve essere ricercato tra le diligenti attenzioni e classificazioni documentarie esposte appunto negli erbari.

La più elementare riproduzione a stampa di soggetti naturali, può essere ricavata direttamente dagli stessi, preferibilmente se piani e di piccolo formato ed era già stata intuita da studiosi e stampatori attivi in epoche alquanto remote; lo confermano testimonianze sperimentali di stampa naturale presenti già in un manoscritto del XIII secolo, originario probabilmente dalla Siria.
Una descrizione sintetica dello sviluppo storico della stampa naturale può esser ricavata dal testo del Cav. De Perger6 pubblicato nell'annotamento 3 del fascicolo dell'Auer:

La stamperia imperiale di Corte e di Stato ha fatto ultimamente diverse pruove d'impressione tratte immediatamente da differenti piante e pietre, e gli ultimi risultati di queste pruove furono in fatti così belli e nello stesso tempo così utili alla propagazione delle scienze naturali, che crediamo doverne parlare qua e là un poco più diffusamente tanto più che questa invenzione della "stampa naturale" sorte da uno dei nostri primi stabilimenti pubblici.
Da quel tempo, in cui col risvegliarsi degli studj scientifici sorsero degli uomini, che si son data la pena d'esaminare coi loro occhi proprj e chiaramente la natura, riputata per l'innanzi essere popolata di spiriti elementari, di gnomi e di silfi, la descrizione di ciò che si osservava marciava di pari passo colle arti grafiche affinché quello, che non poteva riprodursi difficilmente per mezzo della parola, potesse completarsi mediante l'immagine ed operare doppiamente per via dell'insegnamento intuitivo.
Vediamo in tal guisa già nel "Catalogus plantarum" di Corrado Gessner (1542 apud Christ. Froschauerum) delle stampe intagliate su legno e rappresentanti delle piante; ne troviamo di simili nel "Tabernaemontanus", nel "Matthioli", ed in diversi botanisti. Ma anche i naturalisti hanno riflesso, sin dai primi tempi, in seguito alle grandi spese che cagionavano tali opere fornite d'illustrazioni, se mai fosse possibile impiegare immediatamente la natura all'impressione; troviamo perciò sin dall'anno 1572 nel "Libro dell'arte" (Kunstbuch) di Alessio Pedemontano, tradotto in tedesco da Weeker", alla pag. 423 i primi indizi del metodo; del fare delle copie di piante", troviamo nel "Giornale dei viaggi del Sr. De Monconys", che il danese Walkenstein dava verso l'anno 1660 lezione nell'arte di stampare le piante; Linné ci racconta (nella sua "Philosophia botanica" pag. 9) che un tal Hessel (1707) faceva in America delle simili stampe, e più tardi (1728-1757) fu in particolare il professore Kniphof in Enfurt che s'occupava tanto di quest'opera, che aveva eretta appositamente per questa una stamperia,di concerto col librajo Funke.
Troviamo nell'anno 1763 nel Numero 2 della "Gazzette salutaire" una "Recette pour copier toutes sortes de plantes sur papier;" negli anni 1788- 1796 Hoppe pubblicò i suoi "Ectypa plantarum Ratisbonensis", e gli "Ectypa plantarum selectarum;" finalmente, troviamo nel "Thesaurus" di Pritzel citati anche: "Il nuovo metodo di stampe naturali di piante" per Graumuller (Jena 1809), e le "Nuove stampe di piante" (Graser, 1814) per Opp.
In tutte queste impressioni, almeno fino ad Hoppe, è stato osservato il medesimo processo. Si esponevano dapprima le piante asciutte al fumo d'una lampada ad olio, o d'una candela insino che non fossero uniformemente annerate di fuliggine; se le collocava in seguito su della carta molle, che si soppressava con una stecca in fino a che la fuliggine si fosse comunicata alla carta. In vece della fuliggine s'impiegò più tardi l'inchiostro da stampa od un nero misto di vernice viscosa, e si giunse in tal modo ad ottenere delle stampe meno soggette a deteriorarsi. Questi "Ectypa7" contenevano, nulladimeno, molte difettuosità ed imperfezioni; la loro esecuzione non poteva progredire che lentamente conciossiaché l'anneramento delle balle di stampatori rapiva molto tempo; la loro moltiplicazione trovava un ostacolo ulteriore nel fatto, che bisognava tenere in riserva molte piante della medesima qualità per ottenere il numero necessario di copie, visto che la medesima pianta, per quanta circospezione si osservasse nel processo, non permetteva di trarne che pochissimi esemplari, dei quali si potesse far uso.
Mercè la nuova invenzione della stamperia imperiale di stato…, grazie all'applicazione della galvanoplastica, si è attualmente in istato di moltiplicare all'infinito le piastre in tal modo ottenute.
La stampa naturale, alla cui applicazione scientifica, come risulta dall'"Apparecchio poligrafico", opera non a guari pubblicata dal consigliere di Reggenza, Sr. Auer (pag. 8 e 9), hanno essenzialmente contribuito: … forniscono delle immagini di foglie e di piante intiere in un modo che corrisponde perfettamente ad ogni aspettativa, e si estende ai dettagli in guisa, che si possono esaminare anche con il microscopio. L'impressione fatta immediatamente dalla natura, i cui limiti non possono ancora determinarsi precisamente a motivo della sua origine recente, ci sembra, in riguardo alla botanica, destinata di preferenza a riprodurre certe serie soggette ad un accoppiamento nascosto, poiché le copie di varie felci o di acanti, che qui abbiamo sotto occhio, dimostrano un esattezza sì straordinaria, che siamo persuasi, che sarebbe difficile ritrovare alcun mezzo grafico di meglio istruire in questo ramo, che un numero di simili tavole sistematicamente ordinate.
Ma la stampa naturale può divenir ancora di grande importanza non solamente per la botanica (e s'ha già copiato di fatti oltre a delle piante anche degli insetti e degli altri oggetti), ma ancora molti altri rami d'industria, in particolare per la fabbricazione di tappeti, di stoffe di seta, e per nastri, stante che, la sua mercè, può riuscire di colmare quella laguna, che esisteva finora fra l'artista ed il manufattore, e che non si è stato sino ai nostri dì in istato di oltrepassare, forse anche per l'ostinazione dell'uno e dell'altro...
In forza del prezzo straordinariamente discreto di tali stampe, l'acquisto ne sarà straordinariamente agevolato, visto che, sopra una domanda fatta in tal proposito al consigliere di Reggenza, Sr. Auer, ei ci ha dichiarato, che una tavola in foglio verrebbe a costare tutto al più da 8 a 12 carantani, il che non è nemmeno insignificante per le differenti applicazioni pratiche, che vi stanno in connessione.


A questo punto bisogna porre attenzione ad alcune precisazioni relativamente alle diverse forme possibili di stampa naturale e alla loro realizzazione che deve essere ricondotta a procedimenti meccanici anzichè artistici, in quanto prodotti meccanicamente attraverso l'impiego diretto dell'oggetto naturale e senza l'intervento interpretativo di un artista.

Secondariamente è necessario ossservare che l'ectypa, corrispondente alla forma primordiale di stampa naturale, potrebbe essere correttamente denominata stampa diretta; questa non prevede la produzione di una matrice in quanto la stampa viene ricavata direttamente dall' oggetto naturale stesso attraverso la distribuzione dell'inchiostro sulla sua superficie, la quale viene impressa sulla carta. Naturalmente evidenti ragioni di deperibilità materiale limitano il possibile numero dell'edizione.

La forma di stampa naturale che stiamo trattando interessa invece le tecniche di stampa; l'oggetto naturale originale viene impiegato direttamente per ricavare l'elaborato sulla matrice, la quale servirà a produrre l'edizione a stampa8, e relativamente ai diversi procedimenti di distribuzione dell'inchiostro sulla matrice e secondo una selezione di genere meccanico, chimico, termico, fotografico, ecc.
Inoltre l'inserimento dei procedimenti fotografici tra gli esempi trattati porterebbe ad includere anche la riproduzione fotografica nell'area delle possibili varianti di stampa naturale; già la camera ottica aveva fornito un mezzo di ripresa meccanica della realtà naturalistica che doveva essere fissata dall'azione operativa di un disegnatore. Nella fotografia l'oggetto originale stesso viene impiegato nella registrazione della propria immagine attraverso la luce riflessa sulla matrice, in questo caso una pellicola od un altro supporto foto sensibile.

Nel campo delle tecniche calcografiche invece il possibile impiego della stampa naturale risulta essere particolarmente articolato: oltre alle possibili ricostruzioni dell'immagine in termini meccanici, tra cui l'Autografia9, che possono essere elaborate con mezzi fotografici ed acquafortistici, va posta attenzione ad alcune esecuzioni operate con la vernice molle, la cui conoscenza e pratica risulta essere ampiamente diffusa, e che può essere in alcuni casi legittimamente accomunata per caratteristiche proprie alla stampa naturale.

In questo caso l'oggetto originale viene posto direttamente sulla matrice a contatto con una vernice protettiva che rimane morbida e non indurisce. Una volta rimosso, l'originale lascia la propria impronta asportando la vernice dalla superficie metallica per permettere così, in corrispondenza della traccia lasciata dall'oggetto, l'azione corrosiva dei mordenti chimici la quale determinerà le parti cave destinate alla selezione ed alla distribuzione dell'inchiostro nella stampa calcografica.

Ma, tra gli esempi storici di stampa naturale o stampa diretta deve essere posta particolare attenzione ad una testimonianza eccellente: in una nota del Codice Atlantico10 Leonardo da Vinci descrive il possibile modo di stampire in positivo, ovvero il procedimento per ricavare un impressione calcografica da una foglia:
Questa carta si debbe tignere di fumo di candela temperato con colla dolce e poi imbrattare sottilmente la foglia di biacca a olio, come si fa alle lettere in istampa, e poi stampire in modo comune. E così la foglia parrà aombrata ne' cavi e alluminata nelli rilievi. Il che interv(i)ene qui il contrario.

Il testo è accompagnato dall'illustrazione di una foglia di salvia11, che sembrerebbe risultare già esistente al tempo della redazione della nota in quanto Leonardo specifica "Il che interv(i)ene qui il contrario", quindi riferendosi ad un immagine già stampata ma realizzata in negativo, quindi ricavata con la distribuzione dell'inchiostro sulla parte superficiale dell'oggetto, in modo idoneo alla stampa di genere xilografico o tipografico.
Da quanto osservato sopra, Leonardo sembra invece riferire alla possibilità di riprodurre un vegetale attraverso la distribuzione dell'inchiostro in modo proprio alla stampa calcografica, interessando le parti cave, con olio e nerofumo, per poi procedere alla pulizia dell'eccedenza d'inchiostro dalle parti superficiali con la biacca12 di piombo.
Inoltre la precisazione di Leonardo ci permette di aprire un'altra parentesi e precisare un problema relativo alla classificazione delle tecniche di stampa, la quale va riferita in merito alle caratteristiche dei diversi sistemi di distribuzione dell'inchiostro piuttosto che all'azione meccanica di stampa, prodotta in ogni caso dalla pressione esercitata con un torchio.
Questa osservazione introduce un elemento determinante, relativamente alla resa qualitativa dell'inchiostro, a disposizione della stampa naturale: nel modo di "stampire in positivo" proprio la quantità volumetrica dell'inchiostro, propria alla stampa calcografica, e relativamente alla sua trasparenza, risulta essere qualitativamente rilevante nel confronto con le altre forme di stampa diretta.
Nel caso del più antico sistema di stampa, corrispondente all'impressione xilografica e tipografica, l'inchiostro ha una consistenza rigida per aderire come una pellicola omogenea solo alla parte superficiale della matrice lignea o del materiale destinato all'impressione, interessando le aree rimaste materialmente estranee all'intervento ed all'azione creativa dell'artista - autore.

Differentemente, nella stampa calcografica la selezione dell'inchiostro viene operata attraverso la sua distribuzione nelle parti cave della matrice, prodotte dall'azione incisoria. A questo proposito va osservato che la carta deve possedere sufficiente elasticità in modo da raggiungere, attraverso elevata pressione esercitata in fase di stampa da un torchio meccanico, l'inchiostro depositato nella profondità degli intagli.

Proporzionalmente alla profondità degli intagli anche la quantità d'inchiostro trasferito sulla carta si presenta in termini volumetrici, elemento che risulta essere qualitativamente significativo nella stampa: l'inchiostro essendo composto da pigmento stemperato con l'olio possiede una certa trasparenza, e nel caso di un volume limitato, prodotto da un intaglio poco profondo, risulta essere all'analisi visiva poco intenso, ovvero grigio nella stampa con inchiostro nero, mentre crescerà l'intensità cromatica, nero più intenso, proporzionalmente ad un volume d'inchiostro maggiore, ricavato da un intaglio più profondo.
Questa caratteristica propria dell'impressione calcografica determina la qualità tonale delle parti inchiostrate, permettendo la variazione d'intensità cromatica nel medesimo percorso lineare.

Nella stampa naturale o fisiografia13 la compressione di un oggetto nel piombo è in grado di testimoniare anche dettagli di minima fisicità e la quantità di inchiostro raccolta nell'impronta viene trasferita sulla carta in quantità volumetrica corrispondente al naturale, mentre elementi più rilevanti, testimoniati da intagli più profondi, presentano nella stampa accresciuta intensità cromatica. L'impiego di un inchiostro fedele ai colori del soggetto originale permette all'impressione fisiografica un eccezionale resa riproduttiva la quale viene amplificata dalla presenza volumetrica dell'inchiostro stesso rispetto al piano della superficie della carta, così da apparire all'analisi visiva, come una replica materiale dell'oggetto e più verosimile di qualsiasi riproduzione fotografica.

 

Furio de Denaro 

 

 



note


1. La stampa naturale, in tedesco naturselbstdruck, è anche nota con la denominazione di fisiotipia o più precisamente, come si osserverà in seguito, fisiografia. Nel presente articolo si intende proporre un contributo alla ricostruzione sperimentale della stampa naturale, operata attraverso la lettura del testo di Alois Auer già edito in una versione in lingua italiana all'epoca della sua pubblicazione, nel 1853. Il procedimento in oggetto era già stato impiegato in Inghilterra ove erano state ricavate impressioni da tessuti e merletti in funzione di campionari d'uso commerciale. In seguito ad una visita condotta alla Stamperia imperiale di Corte e di Stato di Vienna e nel corso di successivi contatti e scambi di campioni, Henry Bradbury aveva informato Auer che sperimentazioni tecniche analoghe alla stampa naturale erano già state realizzate nel 1848 in Inghilterra ad opera di Ferguson Branson. Bradbury ha impiegato il termine nature printing al pari di autotype e photogliphy per denominare questo procedimento. In questa sede non si è voluto intervenire nella dispota relativa alla paternità della prima sperimentazione della stampa naturale, rispetto alla quale si rimanda alla bibliografia esistente. K. Gessner, Catalogus Plantarum …, Tiguri, Froschauer, 1542; A. Pedemontano / G. Ruscelli, Libro dell'arte …, Basel, 1572; Walkenstein, Lezione nell'arte di stampare le piante in: Giornale dei viaggi del Sr. De Monconys, 1660; Johann Hieronymus Kniphof, Recette pour copier toutes sortes de plantes sour papier in: Gazzette salutair, Erfurt, (1763), n. 2; D. H. Hoppe, Ectypa plantarum Ratisboniensium oder Abdrücke derjeinigen Pflanzen, welche um Regensburg wild wachsen, Regensburg, Johann Mayr, 1787-1793; G. A. Pritzel, Thesaurus literaturae botanicae omnium gentium inde a rerum botanicarum initiis ad nostra usque tempora, quidecim millia operum recensens, Leipzig, Brockhaus, 1872; J. C. F. Graumüller, Neue Methode von natürlichen Pflanzenabdrücken in- und ausländischer Gewächse zur Demonstration der botanischen Kunstsprache in Schulen, Jena, Akademische Buchhandlung, 1809; A. Auer, Die Entdeckung des Naturselbstdruckes..., in Denkschriften d. K. Akad. D. Wiss. Zu Wien 1853, p. 107-110, tav. VIII-XIX, Wien 1854; Henry Bradbury, Nature Printing: its Origin and Objects, London, Bradbury and Evans, 1856; H. Bradbury, Autotypography or the Art of Nature Printing, London 1860; Henry Darmtadter, Der Naturselbstdruck in Philobiblon (1930), 3; A. Tiberghien, Phytotypie et Phytotypes, Notice sommaire bibliographique et historique sur l'impression des plantes ellesmémes, in Bullettin de la Soc. Royale de Botanique de Belgique, 64 (1931), fasc. I; C. Nissen, Die Botanische Buchillustration, ihre geschichte und bibliographie, Stuttgart, Hiersemann, 1966; E. M. Harris, Nature printing, in Experimental Graphic Processes in England 1800-1859, part IV, in: Journal of the Printing Historical Society (1970), n. 6; Printmaking in the service of botany, catalogue of an exhibition, Pittsburgh, Hunt Institut for Botanical Documentation, Carnegie-Mellon University, 1986; Natur im Druck, Austellungskatalog mit Textbeitragen von Geus Armin, P.N. Heilmann und S. Oettermann, Marburg an der Lahn, Basilisken-Presse, 1995; Armin Geus, Nature self-prints as methodical instrument in the history of botany, in Natura-Cultura, l'interpretazione del mondo fisico nei testi e nelle immagini. Atti del Convegno Internazionale di Studi, Mantova, 5-6 Ottobre 1996, a cura di G. Olmi, L. Tongiorgi Tomasi, A. Zonca, Firenze, Olschki, 2000.

2. Auer von Welshbach Alois Ritter, Wels, 1813-Vienna 1869, direttore del Hof und Staatdruckerei dal 1841, è stato anche autore di una grammatica italiana ed una francese.

3. "Die Entdeckung des Naturselbstdrucks", il fascicolo in oggetto ove veniva presentata la scoperta della stampa naturale, tradotto in inglese, francese ed italiano: Esposizione letta nella classe di matematica e di storia naturale dell'Accademia imperiale delle scienze a Vienna da Luigi Auer i.r. Consigliere di Reggenza, Direttore della Stamperia imp. di Corte e di Stato, Cavaliere degli Ordini Imperiali austriaci della corona di ferro della 3. classe e di Francesco-Giuseppe, dell'Ordine pontificio di San Gregorio, dell'ordine imp. della Rosa del Brasile, dell'Ordine granducale badense del Leone di Zahringen,…- privilegiata con rescritto del 12 Ottobre 1852, n. 7698. Vienna, Dalla Stamperia imperiale e reale di Corte e di Stato, 1853.

4. Contrariamente a quanto accaduto nel campo della produzione artistica originale, ove l'introduzione di strumenti tecnologici, prima tra tutte la sperimentazione fotografica, avevano messo in discussione l'identità stessa ed alcuni impieghi della produzione pittorica, nel campo dell'illustrazione scientifica e della riproduzione commerciale, la neutralità interpretativa offerta dalla riproduzione meccanica era stata accolta favorevolmente, in merito a ragioni di economia operativa e produttiva.

5.Gutta percha: lattice termo-plastico, attualmente impiegato in odontoiatria. Ha una struttura chimica simile al caucciù e viene estratto da piante arboree d'alto fusto della famiglia delle sapotacee del genere delle Palaquium (Palaquium gutta e Palaquium oblongifolium) ricche di succhi lattiginosi e originarie dell'India, della Malesia e di Ceylon. A causa del decorso dei vasi latticiferi, la resinazione risulta poco soddisfacente, quindi si ricorre all'abbattimento; da una pianta adulta si ricavano mediamente 300-400 g di lattice che talvolta, per evitare l'abbattimento che alla fine può risultare antieconomico in previsione dell'eventuale necessità di nuovi impianti sostitutivi, può essere estratto, mediante solventi, direttamente dalle foglie.

6. Annotamento 3: Il Cavaliere de Preger, Estratto dal supplimento della Gazzetta imperiale di Vienna del 28 febbraio 1853, Nro.9.

7. -ectypa: éktypos - ék (in fuori) typos (segno): costituisce la forma più elementare di stampa naturale, nella quale la superficie di vari oggetti, come foglie o piume, venne cosparsa dal pigmento in modo che la loro impronta inchiostrata possa essere direttamente impressa sulla carta. Naturalmente la fragilità degli originali limita il numero delle stampe utili che possono essere ricavate con questo procedimento. Con l'inizio del XV secolo questa tecnica si sarebbe diffusa in tutta l'Europa e il Nord America. Un'ulteriore descrizione della stampa diretta può essere ricavata dal testo del Dottor Leydolt, pubblicata nell'Annotamento
1 del fascicolo dell'Auer e tratto da: Degli annali dell'i.r. Istituto geologico dell'Impero. Ann.
II. Trim. II.
Il metodo più semplice di ottenere delle immagini di pietre incise all'acqua forte consiste nell'impressione immediata della pietra stessa. Si annera la pietra, ben pulita ed asciugata, mediante una balla da stampatori, tinta d'inchiostro da stampa, poi vi si sovrappone un foglio di carta e se la stropiccia coll'unghia del dito, o, via meglio con una stecca d'acciaio, od altro stromento polito. A simili stampe è atta di preferenza la carta cinese, e la carta lisciata, coperte di colore di piombo, di cui servonsi spesso i legatori di libri. Non annerando la balla che debolmente, e guidandone con precauzione l'esecuzione, si ottengono copie che non lascian più nulla da desiderare… Allorché la pietra non ammette l'uso del torchio, e che si vuole moltiplicare straordinariamente l'immagine, si fa uso d'altri metodi, cioè della galvanoplastica, e della stereotipia mediante metallo da lettere. …il Dottore Leydolt

8. Tra le possibili produzioni di genere xilografico, l'originale veniva impiegato per trasferire meccanicamente l'immagine inchiostrata sulla superficie della tavola da intagliare, o successivamente con lo sviluppo dei procedimenti fotografici, per mezzo di una pellicola fotosensibile applicata sulla superficie della matrice che veniva impressionata, servendo poi da guida nell'esecuzione delle parti incise e nella selezione dei mezzi toni. L'azione operativa doveva comunque essere completata da un intagliatore.
Nel caso della stampa litografica era sufficiente interessare la superficie dell'oggetto con inchiostro litografico, per procedere alla stampa diretta dell'originale sulla matrice e dopo il fissaggio alla stampa sulla carta. Altrettanto poteva essere ottenuto attraverso la riproduzione fotografica dell'oggetto sulla matrice.

9. Autografia: procedimento di stampa introdotto da George Wallis (Autotypography, brevettato nel 1860), molto affine al nature printing, e rivolto alla produzione di matrici calcografiche ricavate direttamente da disegni.
Il disegno eseguito su carta, un foglio di gelatina o la superficie della matrice veniva trattata con un inchiostro vischioso per essere successivamente spolverata con lo smeriglio, in modo che le linee si presentino in rilievo. La carta veniva disposta sopra un foglio di Britannia metal, che poi ricoperta da una lastra di metallo più duro veniva passata attraverso il torchio calcografico in modo che il rilievo del disegno si imprima sul metallo più morbido. Ogni singolo disegno era in grado di produrre fino sei matrici e il Britannia metal era capace di sostenere 150-200 impressioni a stampa. Questo era molto simile ad un analogo procedimento suggerito da Franklin nel tardo XVIII secolo e descritto da Hogson (1820) e Donlevy (1854) e al sistema di Gonord (1807). George Wallis, The new art of Autotypography in: Journal of the Society of Arts, XI (1863). 10. Codice Atlantico, redatto tra il 1490 e il 1519; [foglio 197 verso, già 72 verso]

11. Immagine probabilmente impressa da un suo allievo, forse F. Melzi, che avrebbe aggiunto l'indicazione SALVIA seguita da una breve nota in latino.

12. Biacha (1313, C. Angiolieri), sostanza colorante bianca: carbonato basico di piombo, tossico, attualmente impiegato nella produzione di vernici.

13. Le denominazioni Fisiografia e Fisiotipia corrispondono a sistemi di stampa diversi: fisiografia, riferisce propriamente al procedimento tecnico in oggetto descritto da Auer, in quanto prodotto a stampa attraverso un sistema di distribuzione e selezione dell'inchiostro sulla matrice di genere calcografico, mentre la fisiotipia andrebbe piuttosto riferita ad un sistema di distribuzione e selezione dell'inchiostro ed alla stampa di genere xilografico ovvero tipografico.
Questa precisazione di natura tecnica è stata considerata da Auer nella ricerca di una denominazione appropriata al nuovo procedimento e le sue riflessioni risultano essere particolarmente puntuali in merito a quanto appena osservato e così giustificata nel: Poscritto dell'Autore
È cosa ardua, come ogni scopritore lo sa, il ritrovare la giusta denominazione d'una nuova scoperta, perché vi sorgono in prima linea delle condizioni affatto particolari…..
…Io non ho voluto ricorrere ad altro idioma che alla mia lingua materna per non venir oscuro alla maggior parte della popolazione della mia patria con dei termini stranieri, come 'Fisiografia (-tipia)' ed 'Autoplastica', i quali m'erano stati proposti da alcuni miei amici; ho voluto contemporaneamente indicare l'azione ed il risultato come i momenti più importanti della scoperta scegliendo di conseguenza la denominazione di "Naturselbsdruck" od impressione (stampa) naturale, perché la natura, o l'originale s'imprimono con una tale fedeltà, che non si osserva differenza tra l'originale e la copia…..
…La parola Naturselbsdruck (stampa naturale) indica con bastante esattezza la nozione inerente all'oggetto stesso; essa è tedesca ed allo stesso tempo intelliggibile al dotto ed al profano; non è meno agevole di riprodurla in altre lingue, poiché, per esempio, la parola "Autografia" non s'impiega che per indicare un'altra maniera di stampa, cioè quella di trasposizione per mezzo della stampa chimica.
Non dubito che coll'andar del tempo la parola "selbst" sparisca da per se stessa per motivo di brevità, e perciò l'avrei omessa in stesso da bel principio, se non avessi voluto mettere con lei più distintamente in rilievo la rassomiglianza incomparabile, che sol la natura è in istato di conseguire. Seguita una volta tale omissione, la traduzione in lingue romane ne sarà più concisa; si può pertanto indicare mediante l'espressione di "stampa -(impressione) naturale" avvantaggiosamente ed in modo intelligibile a chiunque l'azione della stampa naturale per distinguerla della stampa artifiziale non ha guari usitata.

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